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Avete mai sentito parlare di enoturismo?

Da prima della pandemia, l’Italia è famosa al mondo (tra le altre cose) per due fattori: il turismo e la produzione vitivinicola.
Storicamente la nostra terra è predisposta ad accogliere i visitatori offrendo i propri prodotti. Così sono sempre più radicate le pratiche turistiche che prevedono una degustazione o una visita a cantine particolari o ai vigneti. Tanto che i Disciplinari di Produzione più recenti annoverano l’enoturismo per spiegare il legame del vino con il suo territorio di provenienza.

Già dalla parola “enoturismo” si capisce che il riferimento sono proprio tutte quelle attività di promozione del territorio attraverso il mondo del vino. 
Come specifica la legge n.205 del 2017 al comma 502: “con il termine « enoturismo » si intendono tutte le attività di conoscenza del vino espletate nel luogo di produzione, le visite nei luoghi di coltura, di produzione o di esposizione degli strumenti utili alla coltivazione della vite, la degustazione e la commercializzazione delle produzioni vinicole aziendali, anche in abbinamento ad alimenti, le iniziative a carattere didattico e ricreativo nell’ambito delle cantine”. 

I requisiti per determinare se una attività è enoturistica, sono invece stabiliti dal Decreto del 12 Marzo 2019 del (vecchio) MIPAAFT.

In particolare i requisiti sono igienico-sanitari e di sicurezza da un lato, di servizio dall’altro. Con riferimento agli standard di servizio, si prevede:

  • l’apertura settimanale o stagionale di almeno 3 giorni;
  • strumenti di prenotazione delle visite possibilmente informatici;
  • l’affissione di un cartello all’ingresso dell’azienda che riporti i dati sull’accoglienza enoturistica (ad esempio gli orari di apertura);
  • il sito o la pagina web aziendale;
  • l’indicazione dei parcheggi in azienda o nelle vicinanze;
  • materiale informativo su azienda e prodotti in almeno 3 lingue (compreso italiano);
  • la distribuzione di materiale informativo sulla zona di produzione e sulle produzioni tipiche locali (anche agroalimentari);
  • ambienti adeguati ed attrezzati rispetto al tipo di attività prevista;
  • personale addetto dotato di competenza e formazione;
  • svolgimento della degustazione in calici di vetro o altro materiale che non alteri il vino e guidato da personale competente e formato. 

Ed ora non ci resta che dedicarci all’enoturismo per la ripresa economica del nostro territorio e per passare dei piacevoli momenti in questo inizio d’estate! 

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